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Lavorare nelle istituzioni europee: un'occasione da non perdere

#Lavori da grandi

Tortuga - BOCCONI

07 febbraio 2019

Sei un giovane universitario con il pallino di salvare il mondo? Al pranzo di Natale, quando arriva il momento in cui quella lontana cugina di tua madre ti pone la fatidica domanda “allora, cosa vuoi fare da grande?”, non sai cosa rispondere ma non puoi fare a meno di pensare ad uno strano mix tra Jyrki Katainen e Guy Verhofstadt? Ogni volta che un post de “Gli Eurocrati” compare sul tuo news feed ti brillano gli occhi e uno strano ghigno percorre il tuo viso? Se hai risposto sì a queste domande, avrai probabilmente considerato l’opzione di portare avanti un’application per un’istituzione europea. In questo articolo, cercherò di darti qualche consiglio nel caso tu decida di voler intraprendere questa strada, a partire dalla mia esperienza al Parlamento Europeo.

Una delle prime domande che sicuramente ti sarai posto è: ok, tutto molto bello, ma cosa si fa effettivamente quando si lavora in un’istituzione europea? Questa è in realtà una domanda molto meno banale di quanto sembri, e la risposta più semplice è che, di per sé, “lavorare per le istituzioni europee” significa poco o nulla.

Solo nelle tre istituzioni più grandi (Commissione, Parlamento e Consiglio), infatti, lavorano circa 43.000 dipendenti, e pensare che un numero così grande di persone faccia – su per giù – lo stesso lavoro sarebbe quindi piuttosto irrealistico. In effetti, nelle istituzioni si possono fare i lavori più disparati.

Ovviamente, c’è un nutrito gruppo di persone che svolge compiti più strettamente legati alle attività di policy-making: si va da chi si occupa di redigere le proposte legislative a chi effettua analisi di impatto delle politiche, da chi monitora l’applicazione delle norme Ue negli stati membri a chi studia l’andamento dell’economia di un paese. Ma ci sono anche, ad esempio, parecchie persone che si occupano di comunicare le attività delle istituzioni all’esterno. Oppure, c’è la vasta schiera dei traduttori, fondamentali in un’Unione che parla 24 lingue diverse e in cui ognuno ha diritto di usare la propria. Oppure, ancora, ci sono i professionisti che si occupano dei bilanci, dell’informatica, delle risorse umane: pensate solo a cosa significa gestire la selezione o gli stipendi di un così alto numero di persone.

Tutto ciò per dire due cose. Da un lato che le professionalità potenzialmente interessanti per le istituzioni sono assai variegate – e che quindi non dovreste tirarvi indietro solo perché non siete un giurista con una specializzazione in diritto della concorrenza. Dall’altro che, anche se è da quando eravate in fasce che sognate un lavoro da eurocrate, potrebbe esservi utile riflettere bene su quale ruolo, tra i tanti, vi interessa nello specifico, così che possiate scegliere su quali unità puntare ed evitare delusioni.

Fatta questa premessa, arriviamo al dunque: come si inizia una carriera nelle istituzioni? Analogamente a quanto accade per molte altre professioni, il primo passo è fare uno stage – in ambito Ue normalmente chiamato traineeship – cioè una breve esperienza che permette di capire se si è effettivamente tagliati per questa carriera. Mi focalizzerò qui sulle opportunità nelle due più grandi istituzioni, che sono anche quelle che accettano il maggior numero di stagiares: Commissione e Parlamento. Considerate però che praticamente ogni istituzione Ue offre possibilità di tirocinio, quindi se siete interessati vi conviene monitorare i relativi siti.

In Commissione, il principale programma di stage è la cosiddetta Blue Book Traineeship, un’esperienza di 5 mesi, pagata e aperta ai laureati a partire dalla triennale. Grazie a questo programma, sarete normalmente assegnati ad una specifica direzione generale (è possibile indicare delle preferenze), e lavorerete negli uffici di quest’ultima a contatto con funzionari d’esperienza. I compiti assegnati possono variare anche di molto, ma tipicamente potrebbe esservi chiesto di preparare report su determinati paesi o policies, oppure di lavorare su dei dati.

In Parlamento, invece, la situazione è più complicata. Esistono grossomodo tre tipi di traineeship, corrispondenti a tre diversi tipi di carriere che si possono fare in questa istituzione.

Se siete così affascinati dalla brillante dialettica di Guy Verhofstadt da non volerlo perdere di vista un momento, la strada che fa per voi è probabilmente quella dello stage presso un parlamentare. Questo tirocinio è un assaggio della carriera di assistente parlamentare – o meglio Apa, Accredited Parliamentary Assistant – che come suggerisce il nome è un assistente personale di un singolo deputato, e svolge le mansioni più varie: si va dal preparare briefing e report su determinate questioni al partecipare a riunioni tecniche, dal fornire supporto durante le negoziazioni politiche fino a gestire la corrispondenza. Normalmente, sia gli Apa che i trainees dei parlamentari sono selezionati e assunti direttamente da questi ultimi, senza una procedura comune, per cui se siete interessati a questo tipo di opportunità la cosa migliore da fare è probabilmente entrare in contatto direttamente con il parlamentare stesso, o con il suo ufficio.

Se invece siete cresciuti a pane e partito, la posizione che cercate potrebbe essere quella di trainee presso un gruppo politico, il che vi permetterebbe di lavorare con i parlamentari eletti. Le offerte di stage sono spesso pubblicate sui siti dei diversi gruppi, ma nel caso non doveste trovare nulla l’idea migliore è probabilmente quella di mandare una mail di informazioni: capita, talvolta, che il sito non sia molto aggiornato.

Infine, se vi sentite più civil servant, e volete lavorare non per una parte politica ma per l’istituzione Parlamento, per voi c’è la Schuman Traineeship, cioè il corrispettivo in Parlamento del Blue Book. Se scegliete questa strada, sarete assegnati ad una DG, e – se lavorate in ambito policy – ad una specifica commissione parlamentare (suddivise per temi, ad esempio Affari Economici, Ambiente...). I vostri compiti potranno spaziare dal seguire e riportare le discussioni avvenute in aula (ci si diverte, specie se la seduta è bollente e volano gli insulti), al lavorare sugli emendamenti, fino al preparare note di supporto per ragguagliare i parlamentari sulle questioni più tecniche. La buona notizia è che qui c’è una procedura di selezione unica e formalizzata, reperibile a questo link.

Ma non è tutto oro quel che luccica: in generale, fare un’esperienza di stage presso un’istituzione europea non garantisce in alcun modo di poter continuare a lavorarci al termine del periodo stabilito. Questo perché, trattandosi di un’istituzione pubblica, il principale canale di ingresso è un concorso, aperto a tutti e assai competitivo. Ciò non significa, però, che i vostri 5 mesi siano stati buttati all’aria: tanto nel settore pubblico – europeo e non – quanto in quello privato, un’esperienza in istituzioni così prestigiose sarà certamente molto apprezzata.

Per concludere, qualche considerazione generale sull’esperienza e sulla vita nella “Euro-bubble” brussellese, un’avventura che mi sentirei di consigliare caldamente. Innanzitutto, le cose più importanti: come ogni giovane eurocrate che a Bruxelles si rispetti, ogni giovedì sera – indipendentemente da quanti gradi sotto lo zero ci siano e da quanti ettolitri di pioggia stiano cadendo – sarete fissi in Place du Luxembourg, Plux per gli amici, per concedervi un paio (stima fortemente al ribasso, ndr) di birre belghe in compagnia dei colleghi. Potreste beccare qualche non più giovanissimo in incognito – un famoso Brexiteer fu individuato alticcio una calda sera di giugno – oppure finire in un qualche locale della piazza con gli altri trainees: insomma, un’esperienza piacevole – per lo meno fino a quando alle 8.30 del mattino seguente vi toccherà rientrare in ufficio.

Tra le cose più serie, avrete l’occasione di partecipare a un infinito numero di riunioni politiche e tecniche, e magari di assistere ai cosiddetti Trilogues – le negoziazioni in cui Parlamento e Consiglio trattano allo scopo di raggiungere una posizione comune su un testo legislativo, e durante i quali potrete vedere in azione le dinamiche politiche che avete studiato sui libri (e molte altre). Insomma, vedrete il gioco della democrazia – nella sua grandezza, ma anche con le sue lentezze e imperfezioni – dipanarsi di fronte ai vostri occhi.

Infine, vivrete in un ambiente stimolante, pieno di incontri ed eventi di ogni genere, e a contatto con persone che prima potevate sperare di vedere soltanto la sera in televisione. Le vostre mattine potrebbero iniziare salendo le scale dell’edificio Asp, dedicato al nostro Altiero Spinelli, e facendo la coda per il caffè dietro a un commissario europeo, oppure incrociando Michel Barnier per i corridoi, o magari imbattendovi in un politico nostrano, da voi poco stimato, che impreca con colorite espressioni dialettali dopo essersi rovesciato il caffè sulla cravatta. Insomma, fosse anche solo per quest’ultimo punto, un’esperienza che vale davvero la pena provare!