Powered by

The most important app for university students

Dottorato: istruzioni per l'uso

#Oltre i libri

Tortuga - BOCCONI

11 gennaio 2019

Si inizia a studiare economia per le più svariate ragioni.

Forse sei cresciuto a pane e spread e i tuoi ultimi anni di scuola superiore sono coincisi con la crisi dei debiti sovrani, oppure hai avuto un insegnante carismatico di geografia o più semplicemente il tuo chiodo fisso è salvare il mondo.

In ogni caso, sei finito a fare una triennale di cui sapevi poco o nulla, con più matematica e diritto, e meno storia e filosofia di quanto ti aspettassi. Hai tenuto duro, odiando e amando micro a fasi alterne, e hai pure deciso di iscriverti a un master in cui ti aspettavi solo matematica e ne hai trovata quasi di più. Ora ti sembra naturale finire la serie con un bel dottorato.

Le alternative ci sarebbero: la finanza, la consulenza manageriale o economica, le istituzioni e i centri di ricerca o anche le aziende. Quasi tutte queste alternative avrebbero paghe più alte e alcune sarebbero perfino meno totalizzanti. Ma tu decidi che senza dottorato non puoi stare e quindi cominci a pensare alle domande che dovrai inviare a decine di università da entrambi i lati dell’Atlantico.

Da dove cominciare e cosa aspettarsi dal dottorato e oltre?

Esistono molte tipologie di dottorati in economia e dintorni, ma la distinzione fondamentale è fra quelli con due anni di corsi integrati - che si trovano principalmente negli Stati Uniti - e quelli in cui si inizia da subito o quasi con la ricerca. La prima tipologia è in media più strutturata, ha una durata più lunga (5/6 anni invece di 3/4), fornisce più risorse e migliori contatti e per questi motivi è più prestigiosa. Questo non significa che la seconda non abbia attrattive, prima fra tutte la flessibilità e la minore pressione dall’inizio. Ma esiste una gerarchia piuttosto chiara, perlomeno in ambito accademico.

Anche i requisiti per avere successo nelle ammissioni variano fra le due tipologie. In generale, i voti e le lettere di referenza sono l’aspetto più importante, ma anche il Gre e la proposta di ricerca possono rivestire un ruolo rilevante. Quest’ultima è cruciale in quei programmi in cui si comincia da subito con la ricerca, che spesso richiedono anche un contatto precedente con il potenziale supervisore (chi si occupa cioè di guidare lo studente in ambito accademico durante il dottorato).

La vita durante il dottorato consta di luci ed ombre. Nonostante tu possa aspettarti che la maggiore difficoltà sia affrontare argomenti più complessi, il vero ostacolo è un altro: il ritmo. I programmi vengono macinati incessantemente e il monte ore settimanale ti permette di rivedere rapidamente le cose discusse in classe, certo non di studiarle per filo e per segno come facevi prima.

È necessario quindi assimilare velocemente quanto stai studiando nella settimana corrente, perché quasi certamente costituirà un prerequisito in quella successiva. Presumibilmente starai studiando la materia che ti appassiona di più, o nella quale riesci meglio, insieme a persone brillanti e interessanti. Però talvolta i problem set prendono più tempo del previsto e i compagni ti starebbero più simpatici se fossero meno competitivi. C’è lo stress e c’è la pressione, nessun dubbio al riguardo. Eppure, è dura perché il processo mira a formare ricercatori competenti, alla frontiera della conoscenza nel proprio ambito. In ogni caso le università stanno fornendo sempre più supporto per alleviare questi tipi di disagio.

Infine, le prospettive post-dottorato. La più ovvia, ma anche la più difficile, è rimanere in università. La parte più importante del mercato accademico economico è centralizzata, e si svolge come una sorta di fiera dove i dottorandi presentano il proprio job market paper ripetutamente a tutti i dipartimenti che sono interessati a intervistarli. Il mercato più famoso è quello della American Economic Association e si svolge annualmente, il prossimo a gennaio 2019 ad Atlanta. La prima edizione del mercato europeo si è svolta invece a Napoli a inizio dicembre scorso. Un aspetto interessante è che non sono solo le università a reclutare tramite questo sistema, ma anche le aziende: ad esempio, sia Moody’s che Microsoft saranno presenti ad Atlanta.

Ci sono comunque molte università, istituzioni ed aziende che assumono in modo decentralizzato e, in generale, un dottorato in ambito economico ha un potenziale lavorativo più alto e ampio della maggior parte delle discipline. Non devi necessariamente finire a percorrere corridoi pieni di studenti, insomma.

Le banche centrali (nazionali ed oltre), ad esempio, non solo hanno spesso una divisione di ricerca vera e propria, ma richiedono il dottorato per accedere alla maggior parte delle posizioni medio-alte anche nel resto delle divisioni; è facile immaginare che questa tendenza andrà aumentando con l’innalzarsi del livello medio di istruzione formale. Un discorso simile si applica a tutti gli istituti di policy e ricerca che si occupano di economia: l’Ocse, il Fmi, la Commissione Europea, l’Istat nostrano, l’Ifs di Londra o il Diw di Berlino, per citarne alcuni. Nemmeno i media sono privi di dottorati: anche alcuni giornalisti più tecnici hanno conseguito il titolo.

Dovresti imbarcarti in questa avventura? Oltre a leggere gli articoli di dottorandi più o meno entusiasmati, è una buona idea provare l’esperienza di assistenza alla ricerca e quella di studio di qualche corso di dottorato. Possono essere entrambe illuminanti rispetto al tipo di vita che puoi aspettarti. In ogni caso, in bocca al lupo and enjoy the ride!