Mamma, voglio fare il consulente

di Giovanni, 24 anni, dall’associazione studentesca Tortuga

 

Qual era il lavoro dei vostri sogni quando eravate bambini? Generalmente, le risposte vanno
dall’astronauta al calciatore, passando per il cantante o lo scienziato. I bambini più impavidi si
improvvisavano aspiranti pompieri o poliziotti. Molto difficile che un bambino vi risponda “Voglio fare il consulente”. Per tre diverse ragioni: innanzitutto perché non ha idea di cosa significhi. In secondo luogo, perché è un termine generico, non facilmente associabile ad un’attività. E soprattutto perché non c’è nei cartoni (vi immaginate la Disney a produrre “Ralph, il Consulente”?). Dovesse capitarvi che vostro figlio vi apostrofi “Mamma, voglio fare il consulente”, preoccupatevi.

Mi chiamo Giovanni, ho 24 anni, e di mestiere faccio il consulente e non il cavaliere della PlayMobil come sognavo da bambino. Ho studiato in Bocconi International Economics, Management and Finance e poi ho studiato Economics and Management alla London School of Economics and Political
Sciences. Ora, nello specifico, mi occupo di change management, che in parole povere è la gestione del cambiamento. Immaginate di voler cambiare il vostro taglio di capelli. Il sabato mattina vi alzate di buon’ora e vi recate da Luigi, vostro barbiere di fiducia da anni, per un consiglio. Ecco, in quel preciso istante, vi state affidando ad un change angel, cioè un esperto di cambiamento che di lì a poco definirà il vostro aspetto per le successive quattro/cinque settimane.

Un’azienda passa attraverso lo stesso processo: la decisione o la necessità di cambiare, seguita da un
inevitabile bisogno di aiuto. Il cambiamento può interessare diverse aree di una azienda: logistica, IT,
vendite, ma avrà sempre impatto su una “cosa”: le persone. Nell’era dell’automazione e dell’Industria 4.0, ci sembra impossibile pensare che le persone, fatte di carne, ossa, ma soprattutto emozioni, siano al centro delle grandi aziende. Microsoft e Apple non sono Windows e IOS, ma sono gli ingegneri e i programmatori che ci lavorano dentro. Amazon e Alibaba non sono i droni volanti o i robot intelligenti, ma le decine di migliaia di persone che ogni giorno lavorano per farvi arrivare a casa l’ultimo libro del vostro scrittore preferito. Quando un’azienda decide di cambiare, dal sapone alla strategia, deve fare in modo che le persone che la compongono siano pienamente convinte del cambiamento. Ed è qui che entra in gioco il sottoscritto, senza forbici e pettine come il buon Luigi, ma con soluzioni per fare in modo che il cambiamento sia quello di tutti, e non di un paio di manager con qualche capello bianco di troppo.

I progetti nei quali sono stato coinvolto sono di diversa natura: alle volte è un cambio radicale della forza vendita, altre si tratta di cambiare un semplice processo, altre ancora riguarda il lancio di un nuovo prodotto. Il bello è che il cuore della questione è sempre lo stesso: le persone. In qualsiasi settore, in qualsiasi azienda, sono sempre loro a guidare il cambiamento e senza di loro le aziende non sarebbero nulla, nemmeno un semplice numero di fatturato perché non ci sarebbe nessuno a scriverlo.

Ora la domanda sorge spontanea: come si può convincere 100 ingegneri con diverse lauree pro-capite, che Giovanni, analista di 24 anni, ha qualcosa da insegnargli? La risposta è semplice, la domanda mal posta. Mi è stato insegnato che la prima qualità di un consulente deve essere l’umiltà. La carriera di coloro che pensano di sapere tutto è breve ed in discesa, quella degli umili e curiosi è lunga e in salita. Un bravo consulente collabora con il cliente, i famosi 100 ingegneri, e insieme cerca di raggiungere l’obiettivo.
Generalmente, si organizzano diversi workshop con sessioni di brainstorming con lo scopo di sviluppare insieme una soluzione efficace al 100%.

Naturalmente, non ci si presenta con un foglio bianco, ma con dati elaborati e idee già testate. Tuttavia, le proposte non sono prodotti “a scaffale” perché è la comune messa a punto a rendere le soluzioni perfette. Luigi conosce alla perfezione una quarantina di tagli, ma ogni settimana serve circa ottanta clienti. Com’è possibile che nessuno nel quartiere abbia lo stesso taglio? Proprio per la stessa ragione di cui sopra: la messa a punto. Lo stesso taglio può essere eseguito su 10 teste, ma il risultato sarà differente su ognuna di esse. Per la stessa ragione, la forza vendita di una azienda farmaceutica e di una telco potrà essere organizzata secondo le stesse logiche, ma il risultato finale non sarà mai il medesimo.

In conclusione, mi auguro che vostro figlio non se esca mai con frasi come “Caro Babbo Natale, da grande voglio fare il consulente”.

Tuttavia, se mai dovesse scegliere quella strada, non sarebbe poi così male, perché in una era sempre più digitale dovrà ricordarsi ogni giorno di essere umano.

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Tortuga, un think tank di studenti ed ex studenti che, attraverso articoli e collaborazioni, affronta temi di politica ed economia con l’obiettivo di informare ed influenzare il dibattito pubblico e i policy makers.